Frammenti sconnessi di coscienza

Mi accorgo che sto annegando. Annaspo, gemendo sott’acqua, bolle d’aria che mi escono dal naso e dalla bocca, mi dimeno, mi divincolo, roteo vorticosamente testa e braccia per prendere quell’ossigeno che disperatamente manca ma non riesco a vincere la tensione superficiale dell’acqua, rimango come avvolto da una pellicola di liquido molleggiando su e giù senza riuscire ad avere il contatto con l’aria. Mi brucia tutto, mi fanno male gli occhi e mi sento scoppiare la testa. Fa un silenzio assordante. Sto cedendo. Rallento i movimenti, sento le forze abbandonarmi e la mia coscienza entrare dentro una nuvola di glassa. Sento solo una stanchezza arcaica che soverchia l’istinto di sopravvivenza e la voglia di abbandonarmi definitivamente alle onde.

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Sanpietrini

Appoggiamo i drink sul tavolo e ci sediamo. Mi sorridi e lì mi rendo conto che è finita ancora prima di cominciare. Mi costringi a parlare di viaggi, serate e Tolstoj anche se vedi che entrambi stiamo trascinando stancamente il flusso del discorso. Lo vedi che il mio pensiero non è lì ma a noi, a quello che eravamo, a quello che potevamo essere e non siamo stati. Lo vedi e sai che so che tu lo vedi. Guardati ora, parlando affabilmente del più e del meno come fossimo due perfetti sconosciuti. Mi sento morto dentro mano a mano che mi parli dei tuoi progetti futuri e la situazione non migliora quando ci alziamo per fare due passi per il centro. Abbiamo tempi diversi e non ci troviamo, è palese. Manca sincronia, siamo quasi goffi a trascinare questa tragicommedia nel nome di una passione passata ormai sbiadita. Si avvicina il momento per separarci e mi sento morire il groppo in gola. Vorrei urlarti addosso il mio disappunto, la mia insoddisfazione sulla situazione, vorrei mostrarti il mio orgoglio ferito, la mia rabbia e la mia tristezza. Ma ti guardo e riavvolgo il nastro a qualche mese prima, la pioggia battente alle 2 di notte e noi sotto i portici, stretti l’uno all’altra, due anime fuse in una, indenni alla morsa del freddo e al passare del tempo. “Allora vado, ci sentiamo”. Alla fine non riesco a dirti niente. Era un copione già scritto. Ti sorrido e ti vedo allontanarti e mischiarti tra la folla della piazza. Addio.

Deliri strutturati

Ti accorgi mai di guardarti allo specchio e per un attimo ritrovarti spiazzato dall’immagine che hai di fronte? Mi sto preparando per uscire, in fretta e furia, cerco le chiavi, mi allaccio le scarpe e mi giro la sciarpa attorno al collo. Un’ultima spazzata ai capelli e lì, allo specchio, nella freneticità del momento, in mezzo al solito ritardo cronico e al tumulto di attività giornaliere, trasalisco. Continua a leggere

Giocare al gatto e al topo

Lei mi guarda e io perdo la testa come uno scemo, come sempre. Ondeggiamo per i viali sorretti l’uno all’altra parlando di stupide pulsioni d’amore. La città è lenta, i fari delle macchine accecano e mettono a nudo pupille dilatate e sorrisi idioti. Gli altri sono poco dietro, risate fragorose riecheggiano tra gli angoli, tra insegne kitsch di alimentari pakistani e sciami di universitari. Qualcuno limona appassionatamente e sgraziatamente sulle panchine, in mezzo a volanti della polizia e qualche bottiglia vuota che rotola per terra. Si sentono discorsi che cercano di essere argomentati, qualche volta la luce di qualche osservazione in un pozzo di alcool e nichilismo.

Entriamo nel locale. Shottini, vista offuscata, scorci di scollature e spacchi di coscie, la pelle sudata che si appiccica e certi sguardi lasciati cadere con drammatica nonchalance. Vedo i miei piedi muoversi senza che capisca bene come, vedo le scarpe degli altri e tutto come se si muovesse all’unisono.

Finiamo fuori dal locale, seduti per terra e abbracciati. L’alcool scorre e lava via qualsiasi velleità di discorsi costruiti. Stiamo male, vediamo la gente uscire, entrare, passarci vicino, parole, sigarette accese, bottiglie in mano. Va bene così.

Mi servono stimoli

La brezza notturna mi sta accarezzando le caviglie scoperte. Insonnia, musica in sottofondo, posacenere via via che si riempie e la scrivania in disordine. Il ronzio per i viali di qualche motorino, la luce fioca della lampada con la batteria quasi finita.

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Sbalzi

Il mio problema è che ad ogni ostacolo, due di picche, bocciatura, delusione, difficoltà tendo a vedere tutto in modo abbastanza totalizzante. Non riesco a pensare lucidamente che fa parte del corso delle cose avere intoppi e la vivo male. Oscillo tra stati di depressione ed eccitazione febbrile, tra voglia famelica di fare e apatia totale. Che siano gli ultimi residui di una adolescenza che si sta prolungando oltre al dovuto? Diventare adulti significa anche ridurre al minimo questo tipo di fluttuazioni, perché ormai ne hai visto tante, perché ormai sei stabilizzato, sei indirizzato.

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Aria di primavera

Mi capita di leggere qualcosa ogni tanto, lo faccio per non perdere l’abitudine e per mantenere un livello accettabile di lessico articolato, e mi accorgo di essere pervaso da un profondo senso di vuoto che a volte sfocia nell’angoscia vera e propria dovuto al presentimento di quanto sia sfuggevole la presa cognitiva che ho su quello che leggo, su quanto tocchi solo fugacemente alcune corde che magari l’autore si sarebbe augurato vibrassero di più.

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Flussi aperti

A volte mi chiedo se ne valga davvero la pena. Tutta questa faccenda dell’introspezione, del chiedersi continuamente il perché di quello che fai e che pensi. Si vivrebbe meglio, per certi versi, senza. Senza pare, senza pensieri cupi, senza troppi fronzoli inutili. E invece sono sempre lì a tendere l’orecchio, a cercare di percepire qualcosa che nemmeno io capisco e che prende forma proprio quando sono io a sforzarmi a coglierne la natura. Vado così a mille a volte che mi dimentico che funziono anche a bassi giri. Quando succede, che vado a bassi giri, mi sembra di riascoltare un nastro già visto ma nuovo, un nuovo me e un vecchio me. Mi scopro trascurato, scopro di essermi ridotto ad un’automa trasandato, senza cura di se che difficilmente riesce ad ascoltarsi veramente.

Che lagna che sono a volte. Sono belli questi momenti di solitudine notturna, in balia della musica, il computer davanti, una giornata faticosa alle spalle, le preoccupazioni lasciate al giorno dopo e solamente una gran voglia di lasciar correre tutto quanto.